martedì 29 ottobre 2013

VACLAV HAVEL: IL POTERE DEI SENZA POTERE

Sto leggendo il libro di Vaclav Havel "IL POTERE DEI SENZA POTERE" accogliendo il suggerimento letto sulla Stampa di Mario Calabresi.
Qualche spunto in corso di lettura. Mi chiedo se ci sia una differenza tra l'analisi del potere da parte di Havel rispetto ad Orwell.
Per il secondo, alla fine, l'uomo schiacciato dalla violenza del potere è  tanto profondamente plagiato da "amare"  il potere stesso al quale precedentemente si è opposto in nome della verità.
Per Havel l'uomo è ben conscio della menzogna del potere ma "finge" di amarlo per convenienza e vigliaccheria.
Questa è la prima impressione dopo qualche pagina.

pag. 27
" In ogni uomo ovviamente la vita è presente nelle sue inclinazioni naturali: c'è in ognuno un pizzico di desiderio di una propria dignità umana, di una integrità morale, di una libera esperienza dell'esistere, della trascendenza del "mondo dell'essere"; al tempo stesso però ognuno è più o meno capace di rassegnarsi alla "vita nella menzogna", ognuno in qualche modo cade nella oggettivazione e nella finalizzazione profana, c'è in ognuno un pizzico di compiacimento nel confondersi tra la massa anonima e nell'adagiarsi comodamente sul letto della vita inautentica"

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