domenica 1 giugno 2014

LA MEMORIA LAICA DEVE APRIRE IN OGNI MONUMENTO UNA PICCOLA CREPA.

E' opportuno che la memoria laica sappia, nel basamento di ogni monumento, aprire con qualche piccolo e ben dato colpo di martello, una piccola crepa. 
Leggendo qualche pagina della storia di Roma di Indro Montanelli, del quale ormai sembra doveroso accodarsi alla lunga fila degli estimatori,  ho trovato questa frase che induce a vedere la sua figura, a tutto tondo, con maggior scetticismo e laico disincanto

capitolo 45
pagina 375 della edizione SUPERSAGGI BUR

"...Odenato... morì, e lasciò il potere a Zenobia, la più grande regina dell'Est. Era una creatura che, nascendo, aveva sbagliato sesso. In realtà aveva il cervello, il coraggio e la fermezza di un uomo. Delle donne, aveva solo la sottigliezza diplomatica..."

Montanelli era anche questo. Meglio ricordarlo.

IL TEMPO DELLA POLITICA DI BERLINGUER. da un Memorandum di Roberto Napoletano

stralcio dal Memorandum di Roberto Napoletano (direttore del SOLE 24ORE) del 23 marzo 2014
scrive della Sardegna e conclude con una sua riflessione su Enrico Berlinguer

"... Se ne andrà qualche giorno dopo ( il comizio di Padova) stroncato dalla fatica (ostinata) di voler parlare al suo popolo, e dalla (nobile) fisicità di una politica che si faceva nelle piazze e nelle case. Quella politica ha commesso errori e ha predicato un "vangelo economico" che non è il mio, ma ha espresso sempre una sua carica morale e civile che ci faceva onore, non si è mai sottratta alle sue responsabilità. Sapeva parlare alle persone, ne toccava le corde della coscienza e dei sentimenti. Poi il "lungo frastuono" della televisione commerciale, il "grido contagioso" spesso demagogico della rete e la cultura a tratti estrema dei blog hanno coperto tutto e hanno ridotto la politica (a sua volta fortemente decaduta) a un piccolo, grande, spot si è finito con lo smarrire il senso dell'interesse generale sotto il peso (schiacciante) di tanti, troppi, interessi personali, ci si guarda meno negli occhi, si parla ma non si dialoga. Cerco mio figlio (Napoletano è andato con il figlio a vedere il film "Quando c'era Berlinguer"), lo sento soddisfatto, avverto che il viaggio nella memoria di un paese in cui nessuno ricorda più nulla si è compiuto, restituisce particelle di identità e un pezzo di futuro. Ne abbiamo (tutti) bisogno."

RIFORMA DEL SENATO. IL SENATO COME CAMERA DELLE COMPETENZE E DELLA CULTURA

Il SOLE24ORE, inserto "La Domenica del Sole 24 ore", ha lanciato l'8 dicembre la proposta che il Senato della Repubblica riformato diventasse un "Senato delle competenze e della cultura".
Come molte proposte intelligenti e lungimiranti, non legate al domani più immediato, sta passando sottotraccia.
Questi che trascrivo sono stralci dell'intervento della Senatrice a Vita Elena Cattaneo.
Per chi volesse cercare di rintracciarlo, l'articolo è stato pubblicato il 23 marzo.

"... dopo il recente caso Stamina, il Parlamento dovrebbe avere compreso cosa significa legiferare senza conoscere. E che le competenze non si improvvisano nemmeno tra loro...
...
La riforma del Senato, di cui si sta discutendo, e che sembra finalmente realizzabile, è quindi una straordinaria opportunità per dotare la politica dei mezzi oggi essenziali per legiferare e governare una società e un'economia sempre più fondate su conoscenze culturali e tecnologie specialistiche. L'Italia potrebbe esere il primo paese a strutturare un'istituzione che affronta il problema delle democrazie occidentali, vale a dire la difficoltà di valorizzare sul piano funzionale le competenze scientifiche e tecniche che non siano quelle economiche e politico-giuridiche.
...
Concordo con chi immagina una riforma che disegni il Senato, oltre che come sede di composizioni di interessi territoriali non divisivi, anche come luogo istituzionale competente, cui concorrano le "eccellenze professionali e culturali" di cui il Paese dispone, affinché il loro patrimonio conoscitivo possa entrare nel circuito democratico della rappresentanza, invece di essere dedicato solamente agli ambiti professionali di provenienza. Un'Istituzione così riarticolata, sciolta dal rapporto fiduciario col Governo, laddove fosse privata della diretta legittimazione fra elettore e rappresentante, troverebbe nell'autorevolezza dei propri membri, nell'essere anche "Senato della conoscenza e delle competenze" , la capacità di incidere efficacemente nella determinazione delle politiche pubbliche in generale e nell'indirizzo politico-legislativo in particolare.
...
La riforma del Senato viene anche messa in atto sulla spinta dell'insofferenza popolare per i costi della politica, e spesso mi sono chiesta se non sia più per questo che non sulla base di una spontanea esigenza di migliorare l'efficienza delle istituzioni. E' un aspetto che è inutile e ipocrita dar finta di evitare. Ma è anche un aspetto che va risolto senza populismi demagogici."

sabato 31 maggio 2014

TREZZO. QUADRERIA CRIVELLI. LA VISITA GUIDATA GIANSENISTA

TREZZO. QUADRERIA CRIVELLI. LA VISITA GUIDATA GIANSENISTA
Oggi, sabato 31 maggio, ho deciso di visitare la Quadreria Crivelli. Tra le 14.30 e le 16.00 sono stato l’unico visitatore e, nel miglior stile di Port-Royal, ho avuto il privilegio di catalizzare tutta l’attenzione della gentile signora, guida turistica di Lecco, che agiva appunto da guida.
Ho visto con lei tutti i quadri e i due pezzi originale del mobilio, e sono stato erudito dalle sue interessanti spiegazioni, precise ed espresse senza l’ansia di dover finire il giro velocemente visto che probabilmente c’è stata una sola seconda visitatrice in tutto il pomeriggio.
Non ho potuto fare a meno di pensare che l’aver dato a dell’Utri (dell’Utri!!!) la donazione de Micheli (e poi a chiunque ed ovunque purchè non Trezzo) sia stato un atto “piccolo” che dà la misura di chi l’ha pensato e fatto.
Non credo fossero incompatibili Quadreria e Donazione.
Devo dire che, piacere di vedere alcuni dipinti veramente belli e molti altri piacevoli, è stato un po’ fine a sé stesso, slegato dal contesto (pur essendo quadri che erano un tempo esposti nella stessa villa dove è stato fatto il museo – mi pare di aver capito che possa essere chiamato museo perché tiene aperto 10 ore alla settimana). Quella villa è la Biblioteca di Trezzo. Quei quadri esposti li avrei potuti vedere a Grezzago o Trezzano. Non è scattata nessuna empatia con la mia “trezzesità”. Ma forse è un mio limite. Non mi ha aiutato neppure la gigantografia della veranda come era (che da anni io dico non può essere adibita a ufficio consegna libri, che merita di essere una sala di lettura e conversazione, magari con bere qualcosa o mangiare un dolce, qualcosa che i tedeschi definirebbero “bequem”) che forse è l’aspetto peggiore della Quadreria.
La mia narrazione di Trezzo è fatta di lavoro, di gente comune, di cibo, di abitudini, di scuola.
Tornerò con Antonella a visitarla, e magari con altri amici che potranno aiutarmi a capire meglio.

Tanto ho visto che si può anche non prenotare.

venerdì 30 maggio 2014

SI CONOSCE SOLTANTO CIÒ A CUI LA NOSTRA INTELLIGENZA RICONOSCE UN VALORE- LA “CLASSE CONVIVIO”



SI CONOSCE SOLTANTO CIÒ A CUI LA NOSTRA INTELLIGENZA RICONOSCE UN VALORE- LA “CLASSE CONVIVIO”


SCUOLA- UN DIBATTITO SULLE PAGINE DE “LA LETTURA” DEL CORRIERE DELLA SERA

Intervento di Alessandro d’Avenia: INSEGNANTI. QUESTA SCUOLA NON E’ UN’ANAGRAFE. Ma aggiungerei STUDENTI. QUESTA SCUOLA è UNA OPPORTUNITà CHE CHIEDE ANCHE IL VOSTRO CONTRIBUTO PER ESSERE PIENAMENTE REALIZZATA

Questo articolo trovato domenica 25 sulle pagine dell’inserto culturale del Corriere è molto interessate e invito a cercare di recuperarlo

Merita di essere letto tutto, riproduco alcuni brevi stralci che non danno l’idea della ricchezza del contenuto nel suo complesso.

A mio avviso meriterebbe una continuazione che ponga sullo stesso piano contrapposto/relazionale gli studenti. Se la figura del docente è importantissima nell’economia di una “buona scuola” lo studente di oggi ha tutti gli strumenti per capire la fortuna di “poter studiare” e per convincersi che la sua responsabilità nel funzionamento della scuola è altrettanto importante. Un giovane oggi non può limitarsi ad essere condiscendente target consumistico o target cultural/politico. Ha la possibilità di essere veramente libero e quindi di comprendere l’importanza dell’istruzione, della curiosità e della conoscenza anche se di fronte si trova un “in-docente” o un “in-decente” e non solo un “docente in atto”.

Stralcio 1: “Se dovessi distillare il succo di 14 anni di insegnamento… direi con Elisa Canetti … Solo una discontinuità antropologica (e quindi economica) potrà cambiare la scuola, non belletti organizzativi spacciati per riforme. Una rivoluzione copernicana che ponga nell’ordine giusto conoscenza e amore: ogni crescita in estensione e profondità della nostra conoscenza del mondo presuppone un’estensione della nostra sfera di inter-esse, cioè di amore.”

Stralcio 2 “ La qualità della relazione docente-studente determina l’apertura conoscitiva, a meno di non illudersi che istruzione ed educazione siano separabili. Si conosce soltanto ciò a cui la nostra intelligenza riconosce un valore (il cuore intelligente di Finkielkraut) segnalato da tutto l’essere dell’in-segnante”

Stralcio 3 “ Nella relazione scolastica tre sono gli elementi indispensabili: amore per ciò che si insegna (conoscenza e passione: studium), amore per il chi a cui si insegna (empatia: non sentimentalismo, ma riconoscimento dello studente come soggetto di un “inedito stare al mondo” e non oggetto da cui ottenere prestazioni), amore per il come si insegna (creatività didattica che rinnova ogni lezione in base ad allievi e contesto: metodo). Senza questi tre elementi non si dà e si genera contro-effetti: noia, avversione, disinteresse. Per questo credo in una personalissima trinità di professori. Uno. DOCENTE IN ATTO. Curando faticosamente i tre elementi, trasformano il loro “dìcere” (dire) in “docère” (mostrare)… e i ragazzi sono pro-vocati a lavorare sodo ( a noia non si oppone divertimento ma interesse) e a diventare teste fredde e cuori caldi… svicolano il sapere dalla pur necessaria prestazione e lo orientano a diventare vita: la cultura come strumento per leggere la realtà con totale apertura… aiutano i ragazzi a trasformare il loro destino in destinazione: “ad ora ad ora m’insegnavate come l’uom s’etterna” (Dante a Brunetto Latini). La loro classe è convivio, hanno l’autorità di chi assapora la vita e la porge.

Stralcio 4: Due. Gli “in-docenti”… Tre. Gli “in-decenti”. (nota mia, queste due categorie in questo post non interessano e non approfondisco)


giovedì 29 maggio 2014

"O L'EUROPA SAPRA' GUARDARE AVANTI O FINIRA' ACCECATA COME POLIFEMO"

Il Parlamento Europeo è stato composto. I Partiti hanno ottenuto il loro voti e tra i candidati sono stati eletti i parlamentari per i prossimi cinque anni.
Sono stati eletti anche Parlamentari il cui mandato è quello di distruggere ciò per cui sono stati eletti. Per consentire a loro di esperire il loro tentativo l’Europa li stipendia. Questa è la forza dell’Europa, della democrazia del Vecchio Continente, e tutto sommato credo che questo sia il reale motivo per cui quei parlamentari falliranno nel loro disegno.
(non prendono solo lo stipendio ma anche la pensione, come per  il nuovo amico di Grillo, Farage, che intervistato da Euronews alla domanda su perché accettasse di prendere la pensione dal Parlamento Europeo del quale denunciava gli sprechi rispondeva che deve fornire un po’ di sicurezza alla sua famiglia –penso che negli archivi di Euronews l’intervista sia rintracciabile)
Prima delle elezioni i candidati al Parlamento giravano per il territorio. Ma se quei candidati non sono stati eletti, dei loro buoni propositi, che sono venuti a raccontarci, che ce ne facciamo? Avremmo bisogno che i Parlamentari eletti venissero tra di noi, ora,  a spiegarci cosa hanno intenzione di fare, cosa stanno facendo e cosa faranno per il bene dell’Europa.
Solo che ora si fa anche fatica a sapere chi sono realmente gli eletti (non è preciso, con il web si può seguire l’attività del Parlamento, però così rimarrebbe un esercizio individuale e non un bene condiviso).
Non capisco perché i partiti o i raggruppamenti non organizzino ora assemblee o aperitivi (triste moda odierna) con i Parlamentari eletti (quì parliamo di Europa, ma servirebbero appuntamenti simili anche con i Parlamentari Italiani e i Consiglieri Regionali )
nota a margine: si dice che Renzi non è stato eletto. ma noi non eleggiamo nessun presidente del consiglio, che può essere preso tra qualsiasi cittadino non pregiudicato, la domanda che non ho mai sentito porre, quella giusta, è ai parlamentari del PD che sono stati eletti con il programma ITALIA GIUSTA e che ora appoggiano Renzi. Sono loro a dover spiegare il loro cambiamento. Magari fanno bene, ma una spiegazione sarebbe stata dovuta.
Concludo con uno stralcio di un articolo di Ainis sul Corriere pubblicato domenica prima delle elezioni, a mio avviso è una richiesta fondamentale da porre al nuovo Parlamento.

“Ma non c’è via d’uscita, oggi come ieri: o tutto o niente, o l’Europa saprà guardare avanti o finirà accecata come Polifemo. E questo sguardo – lo sguardo sul futuro – prima o poi dovrà fissarsi su una Costituzione”

mercoledì 28 maggio 2014

SCUOLA: OGNI PRESIDE SCELGA I SUOI DOCENTI COME ALL'ESTERO di E. PORCELLI

Trascrivo un interessante contributo di una lettrice apparso su la LETTURA del Corriere della Sera di domenica 25 Maggio 2014

Premetto una domanda che a mio avviso è fondamentale nell'accettare e sostenere la proposta della lettrice: i presidi come vengono scelti? A che valutazione vengono sottoposti, da chi e con quale frequenza? Ogni quanti anni vengono spostai dall'Istituto che dirigono per evitare che si crei un feudo? Perchè la proposta della lettrice crolla immediatamente se la sovrappongo alla esperienza dell'IC di Trezzo.

Ecco il testo
"Se il sistema di reclutamento e gestione del personale non cambia radicalmente, molte delle proposte che abbiamo letto resteranno inattuate, per la modalità attuale di selezione degli insegnanti. Basata più sulla burocrazia che sul livello culturale, ignora completamente le qualità più importanti: l'entusiasmo, la passione educativa e l'amore per i ragazzi. Non c'è da stupirsi se la professione di insegnante è poco considerata socialmente: i veri educatori, nella percezione collettiva, non vengono distinti dai mediocri che vanno a scuola solo per lo stipendio e, spesso, le idee innovative vengono stroncate dagli stessi colleghi di chi le propone. Le scuole dovrebbero diventare veramente autonome, dovrebbero poter assumere direttamente gli insegnanti. In molti Paesi, per esempio Danimarca o Regno Unito, i presidi cercano i loro insegnanti con un annuncio sul giornale. In Italia, fantascienza. In questo modo, ciascuna scuola potrebbe costruire un team di insegnanti con lo stesso spirito e gli stessi metodi. la libertà di insegnamento sarebbe garantita dal fatto che anche gli insegnanti potrebbero scegliere di fare domanda alle scuole di cui condividono il progetto educativo, invece di venir spediti a caso dalla burocrazia in ambienti non sempre adatti alle loro qualità personali e ai loro ideali e obiettivi professionali. Basta concorsi, basta abilitazioni che stressano, costano e non garantiscono i migliori docenti. Basta anni di precariato. nel giro di un anno o due l'aspirante insegnante può verificare se le sue caratteristiche umane e professionali gli permetto di lavorare nella scuola oppure se è meglio cambiare strada quando è ancora in tempo, non a quarant'anni dopo quindici di supplenza."

E' una proposta coraggiosa (in un paese di raccomandazioni e consorterie religiose, sindacali e politiche come il nostro) che per me necessita di una conclusione. I Presidi che scelgono siano considerati dirigenti licenziabili e non grandi burocrati dello Stato inamovibili. I risultati dei test Invalsi pesino soprattutto sulla loro carriera e sulla loro permanenza alla dirigenza (in caso di valutazione negativa non per cambiare scuola ma per ... cambiare lavoro)