martedì 20 gennaio 2015

RICERCA DELLA RENDITA E CREAZIONE DI UNA SOCIETA' DISUGUALE. J.E.STIGLITZ

da IL PREZZO DELLA DISUGUAGLIANZA. COME LA SOCIETà DIVISA DI OGGI MINACCIA IL NOSTRO FUTURO di J.E. STIGLITZ

Il capitalismo moderno è diventato un gioco complesso, dove per vincere non basta un po' di cervello. Chi vince spesso possiede anche caratteristiche meno degne di ammirazione: l'abilità di aggirare la legge o di plasmarla a proprio beneficio, il desiderio di sfruttare gli altri, anche i poveri, e la disponibilità a giocare scorrettamente quando necessario.
Con le parole di uno di questi giocatori di successo, il vecchio adagio "non importa vincere o perdere, ciò che conta è come si gioca" è spazzatura. Conta soltanto se si vince o si perde e il mercato ha un modo semplice di dimostrarlo: la quantità di denaro che si realizza.

Vincere il gioco della ricerca della rendita ha permesso a molti di quanti di trovavano in cima alla scala sociale di ammassare vere e proprie fortune, ma non è l'unico strumento attraverso il quale si ottiene e si conserva la ricchezza. Anche il sistema fiscale svolge un ruolo cruciale, come vedremo più avanti. Chi sta in alto ha fatto in modo da disegnare un sistema fiscale che gli permettesse di pagare meno di quanto sarebbe giusto, ossia una percentuale del proprio reddito inferiore a quella dovuta da chi è molto più povero. Definiamo regressivi i sistemi fiscali di questo tipo.
E mentre le imposte regressive e la ricerca della rendita (che toglie denaro al resto della società e lo ridistribuisce a chi sta in alto) sono al centro della crescente disuguaglianza, soprattutto in cima alla scala sociale, forze più ampio esercitano particolare influenza su due altri aspetti della disuguaglianza in America: lo svuotamento della classe media e l'aumento della povertà

domenica 18 gennaio 2015

ACCAPARRAMENTO. "greed is good" ???

ACCAPARRAMENTO. "greed is good" ???
da Laura Pennacchi: FILOSOFIA DEI BENI COMUNI

...
per non parlare dell' 1% al top della distribuzione, al quale, se nel 1976 andava il 7,5% del reddito totale disponibile dopo le tasse, ora va ben il 13,6%. Il dato più impressionante è l'andamento delle retribuzioni dei top manager rispetto all'evoluzione del salario dei lavoratori che stanno nel mezzo della scala retributiva.
(...)
"Nell'ultimo quarto di secolo, l'economia sia stata caratterizzata da una continuità che vede il governo della moneta e i mercati finanziari dirigere, anziché riflettere, la dinamica del profitto" (Nardozzi 2001). La crescita delle diseguaglianze in grandissima misura è dovuta proprio all'accaparramento di una maggiore quota del reddito prodotto da parte dei redditi da capitale, così come alla sua concentrazione tra i gruppi con reddito più alto, particolarmente tra l'1% al top della distribuzione, il quale nel 1979 riceveva il 37,8% di tutti i redditi da capitale, nel 2000 il 49,1%, nel 2003 il 57,5%.

UNA INFEUDAZIONE (PRIVILEGI PARTICOLARI CONTRO IL SISTEMA DIRITTI/DOVERI) DELLE NOSTRE LIBERTA'

da Laura Pennacchi: FILOSOFIA DEI BENI COMUNI

Il declino degli stati, mentre non restituisce maggiore libertà agli individui, rischia di riattualizzare "la dimensione feudale insita nella nostra cultura contrattuale" generando una "infeudazione" delle nostre stesse libertà

(...)
I rischi di una regressione a un nuovo medioevo sono testimoniati dall'incremento delle disuguaglianze e dalla latente erosione di un repertorio di diritti fondamentali garantiti pubblicamente da istituzioni collettive mosse da un'ispirazione universalistica. Una società strutturata sui privilegi - vale a dire prerogative non universalizzabili perchè di tipo personale, discendenti da una sorta di arbitraggio di aree particolari entro uno spazio socialmente eterogeneo - tende a sostituirsi a una società basata su un sistema di diritti/doveri, con grave nocumento per la stessa democrazia. L'esaltazione dell'autoregolazione del mercato, l'esternalizzazione contrattata delle responsabilità pubbliche, la sollecitazione agli Stati a ritirarsi e ridursi al minimo sono tutti fenomeni che rimettono in discussione le costruzioni giuridiche e sociali che, sotto la guida  dei principi illuministici, avevano teso a riconciliare la dimensione "economica" e quella "sociale".

martedì 13 gennaio 2015

SIAMO TUTTI EUROPEI

UNA NUOVA EUROPA CONTRO IL NUOVO TERRORISMO

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-01-13/una-nuova-europa-contro-nuovo-terrorismo-063510.shtml?uuid=ABNea3cC

Questo è link all'articolo di fondo del direttore ROBERTO NAPOLETANO sull'edizione odierna del SOLE24ORE.

stralcio l'ultimo paragrafo

Se si vuole che l’emozione non duri qualche ora o qualche giorno e bruci la speranza (scenario terribile) e, allo stesso tempo, si vogliono rendere davvero sicuri i cittadini europei, bisogna che l’Europa operi alla voce fatti la sua scelta politica, si doti di una politica estera e di difesa comune, dimostri che sullo scacchiere geopolitico e economico mondiale c’è un popolo di centinaia di milioni di cittadini europei che è guidato da uno Stato europeo e si muove con la forza e la saggezza di quello Stato. Per le strade di Parigi non c’era Obama, errore gravissimo suo e degli Stati Uniti, ma quando l’Europa la smetterà di aspettare che arrivino gli americani? Dopo gli obbrobri dell’austerità senza limiti e la morte di quello spirito solidaristico costituente che è appartenuto ai fondatori Monnet, Adenauer, De Gasperi, ma anche dopo a uomini del calibro di Kohl, Delors e tanti altri, è ora che l’Europa dimostri di esistere, riprenda a investire e usi la leva dell’azione monetaria unica, scommetta su se stessa e affronti a viso aperto le sue laceranti disuguaglianze interne. Io sono europeo, scriviamo a fianco, e ognuno dei 28 Paesi dell’Unione europea lo ripete nella sua lingua, ma bisogna che dietro le parole si avvertano il sogno e l’orgoglio di un grande progetto comune di crescita. La macchina dell’Europa ha bisogno della benzina della politica e non basta un’emozionante passeggiata a braccetto per le strade di Parigi ad assicurarla. Servono fatti e servono subito. Altrimenti gli egoismi nazionali torneranno a vincere e l’orgoglio europeo ritrovato si dileguerà.

DOVERI RISPETTATI DA CUI DERIVANO DIRITTI

Mi diverte molto, beh molto, diciamo "un po'", leggere su LA LETTURA del Corriere questo scritto di Michele Ainis nello stesso week end nel quale alle manifestazioni di Milano e di Trezzo " E' ORA DI #STAREINSIEME" che propugnavano (giustamente) "più democrazia, più apertura, più diritti" in risposta all'attacco alla libertà e ai valori di libera espressione con i quali noi europei di questa generazione siamo cresciuti, io partecipavo con un cartello con scritto "IL RISPETTO DEI DOVERI PUO' UNIRE", suggerendo che a volte i diritti possono rivelarsi divisivi e che il rispetto da parte di ciascuno dei propri doveri può aiutare a rispettare maggiormente i diritti della maggior parte di persone possibile.

Questo è il link dell'articolo di AINIS

http://lettura.corriere.it/debates/attenti-alle-sbornie-troppe-garanzie-si-annullano-tra-loro/

trascrivo qualche stralcio:

" Stiamo dunque entrando nel Paradiso dei diritti? Dipende: potrebbe anche trattarsi dell'Inferno. In questo caso ci entreremmo da ubriachi, perchè si va consumando - in Italia come altrove- una sbornia di diritti.
(...)
Mentre ovunque di moltiplicano le Carte dei diritti: del malato, del bambino, dell'alunno, dell'anziano, dell'automobilista, del pedone, dello spettatore, del turista. Da qui un'avvertenza, anzie due. Primo: nessun diritto è a costo zero. Come hanno scritto due studiosi americani (Holmes e Sunstein) la libertà dipende dalle tasse. Più diritti, più tasse [mi permetto una nota: per questo sono sempre stato d'accordo con Padoa Schioppa: sono felice di pagare le tasse]
(...)
Secondo: i diritti non sono a somma zero. ... C'è quindi una competizione fra i diritti, Ma c'è anche, nel ventre affamato delle nostre società, un moto consumistico, c'è l'idea d'usarli e di gettarli via come un vestito sdrucito, per fare spazio nell'armadio. E' un errore. Perchè troppi diritti s'elidono a vicenda. E perchè le troppe libertà generano l'arbitrio. Come diceva Platone, "dalla somma libertà viene la schiavitù maggiore e più feroce"






domenica 11 gennaio 2015

Maryan Ismail (Comunità Somala) 10.1.15

INDIVIDUALISMO DEMOCRATICO

Laura Pennacchi: FILOSOFIA DEI BENI COMUNI - Crisi e primato della sfera pubblica

Eppure, se è indubbia l'influenza della società, sia direttamente sui valori (per esempio nel modellare l'ideale della partecipazione alla vita della collettività), sia indirettamente mediante il riverbero che la riflessione pubblica esercita su tali valori, se è parimenti indubbio che noi siamo tutti essere "posizionati" in contesti e che dei contesti va tenuto conto (...) la "posizionalità" deve spesso essere relativizzata e superata. Infatti, da un lato non si può dissipare il riscatto che la libertà dei moderni ha compiuto dalle costrizioni della casta, della classe, della condizione sociale, dello status, degli usi,d elle tradizioni, della ereditarietà, ignorando che "gli obblighi imposti in ambito comunitario possono essere opprimenti" (Sandel 2009), dall'altro è evidente che "la limitatezza posizionale" delle nostre preoccupazioni morali che, some ricorda Sen (2009) sono "generalmente ristrette a chi si trova nella nostra immediata prossimità".
(...)
... prendere le distanze da un individualismo "chiuso agli altri e ai loro diritti" e di ricostruire  " a partire dall'individuo-soggetto e dalla sua relazione con altri individui-soggetti una società intesa come una casa comune", il che presuppone "l'essere capace d'associare il rispetto delle differenze con la creazione di una coscienza universalistica dei diritti umani fondamentali"
(...)
L'individualismo democratico non sposa il carattere pervasivamente privato dell'appropriazione e l'idea di un dominio illimitato sulla natura propri dell'individualismo economico
(...)
offrendo una possibilità di innestare la dimensione della comunanza sull'eredità democratica.