DIAMO CREDITO A CONCETTI MOLTO EVOCATIVI MA CHE, DOPO UN'ANALISI DI BUON SENSO, RISULTANO VUOTI
Antonio Pascale in un articolo su IL SOLE24 ORE DOMENICA
"Spesso in questo complesso mondo moderno, stimolante, interconnesso e veloce, abbiamo poco tempo per approfondire alcuni temi seri. Vorremmo essere slow, capire, riflettere, ma in realtà siamo fast, cerchiamo cioè soluzioni sbrigative e senza tanti conflitti, e allora - e questo capita soprattutto nei momenti di crisi - preferiamo quelle narrazioni assolutorie (il male è altro da noi) oppure diamo credito a concetti molto evocativi ma che, dopo un'analisi di buon senso, risultano vuoti."
se anche vi vedo tutti in piedi ad applaudire, io continuo a pensare che sia sbagliato _EUROPEO e ITALIANO di MINORANZA_ DOVERISTA GENTILE
martedì 16 dicembre 2014
LO PENSO SOLO IO?
La demagogia e lo sciacallaggio mediatico hanno generalmente una buona resa.
Funzionano politicamente.
Però a volte l'eccessiva sicurezza di conoscere la strada per la pancia altrui può far fare passi falsi, eccedere con l'ipocrisia, rendere scoperto il gioco peloso, mostrare la propria piccolezza e lo scopo puramente strumentale delle proprie parole.
Lo penso solo io?
Funzionano politicamente.
Però a volte l'eccessiva sicurezza di conoscere la strada per la pancia altrui può far fare passi falsi, eccedere con l'ipocrisia, rendere scoperto il gioco peloso, mostrare la propria piccolezza e lo scopo puramente strumentale delle proprie parole.
Lo penso solo io?
sabato 13 dicembre 2014
QUALI SONO I REATI CHE IMPATTANO Più DIRETTAMENTE SUI CITTADINI- DUBBI SUI “REATI DI LIEVE ENTITA’” NON E’ IL CASO CHE IL GOVERNO CI RIPENSI SULLA DEPENALIZZAZIONE DEI “REATI TENUI”?
QUALI SONO I REATI CHE IMPATTANO Più DIRETTAMENTE SUI CITTADINI- DUBBI SUI “REAT IDI LIEVE ENTITA’”
NON E’ IL CASO CHE IL GOVERNO CI RIPENSI SULLA DEPENALIZZAZIONE DEI “REATI TENUI”?
Sono consapevole della mia ignoranza giuridica e del rischio che scriva senza fare una analisi razionale e sull’onda emotiva, però non posso evitare di percepire una certa contraddizione tra la volontà espressa dal Presidente del Consiglio di inasprire le pene sui reati legati alla corruzione http://youtu.be/7rFDC9T0Aps
e agli omicidi per incidenti stradali http://youtu.be/aRzCedYLAKk?list=UUp8W1bzofvzB8MfZSkYW2xw
e la approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri del giorno 1 dicembre, dello schema di decreto delegato con il fine di “sancire la non punibilità del fatto” per i cosiddetti reati di lieve entità.
Dal sito http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio
NON PUNIBILITÀ PER PARTICOLARE TENUITÀ DEL FATTO
Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto (decreto legislativo – esame preliminare)
Su proposta del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di decreto delegato che recepisce le proposte elaborate dalla commissione ministeriale nominata con D.M. 27 maggio 2014 e presieduta dal prof. Francesco Palazzo con l’obiettivo di rivedere il sistema sanzionatorio e dare attuazione alla legge delega 67/2014 in materia di pene detentive non carcerarie e depenalizzazione.
L’istituto, costruito quale causa di non punibilità, consentirà una più rapida definizione, con decreto di archiviazione o con sentenza di assoluzione, dei procedimenti iniziati nei confronti di soggetti che abbiano commesso fatti di penale rilievo caratterizzati da una complessiva tenuità del fatto, evitando l’avvio di giudizi complessi e dispendiosi laddove la sanzione penale non risulti necessaria. Resta ferma la possibilità, per le persone offese, di ottenere serio ed adeguato ristoro nella competente sede civile. L’attuazione della delega consentirà ragionevolmente, nel breve periodo, di deflazionare il carico giudiziario restituendo alla giustizia la possibilità di affrontare con nuove energie indagini e processi complessi, la cui definizione possa essere ritardata o ostacolata dalla pendenza di processi relativi a fatti di particolare tenuità.
Sono pure consapevole che, anche se indiretti, i costi e i danni che sopportiamo per la diffusa corruzione, anche quando siamo parti coinvolte come ungitori e unti (perché se è così diffusa non è possibile che sia sempre “opera di altri” come appare dall’indignazione diffusa – ma qui ciascuno risponde di sé) e quindi pensiamo di averne beneficio diretto, sono molto maggiori del furto o della piccola truffa subita. Ne paghiamo le spese quando i nostri figli non trovano lavoro, hanno le porte sbarrate nel cercare una formazione di qualità, non siamo ben curati o ben assistiti in caso di necessità, subiamo trasporti carenti o danni per infrastrutture non funzionanti.
E’ vero.
Credo anche che togliere la punibilità non vuol dire che non si attivi il processo di resa giustizia per chi ha subito il reato (anche perché ci sono casistiche che rendono necessaria, a parità di reato, la sanzione penale, e comunque il risarcimento del danno è previsto) ragione per cui non accade che a fronte di una denuncia di un reato (lieve) subito ci si senta rispondere: ma è tenue, lasciamo perdere (almeno non dovrebbe essere così, ma il linguaggio è ancora oscuro e burocratico – nonostante le promesse).
Però. Però è una brutta sensazione quella di sentirsi poco importanti agli occhi dello Stato. Perché credo sia questa la sensazione, almeno la mia. Perché non credo che lo Stato possa avere una visione puramente funzionale del cittadino, non considerarlo più il fine della sua azione. Non è piacevole sentirsi considerato meritevole di scarsa attenzione perché il baraccone della giustizia non funziona, come se fossimo noi, con la nostra giusta rivendicazione di una punizione per colui che ha infranto il patto sociale e ha violentato la nostra tranquillità, a non farlo funzionare. Sia compito dello Stato far funzionare a tutto tondo la giustizia.
Cosa vuol dire tenue? E’ tenue farsi sottrarre con la violenza, l’inganno o la scaltrezza qualcosa che possediamo? Cosa ne sa lo Stato di che cosa significa per noi quanto ci è stato rubato? Se un ladro ci ruba la catenina d’oro che è il ricordo di nostra nonna, o il camper con cui trascorro momenti felici con la mia famiglia, o il quadro che mi ha regalato un caro amico per un anniversario, al di la del valore economico, cosa ne sa il giudice se il danno che ho subito è tenue?
E la paura, l’ansia, il timore con cui devo vivere quotidianamente, il tempo vita e la qualità della vita che mi sono rubati o deteriorati?
E’ forse una piccola vendetta quella che desideriamo verso chi è entrato non invitato nelle nostre vite per procurarci danno a suo beneficio (senza che questo beneficio discenda dall’onesto sudore della sua fronte?). Può darsi.
Si può dire che non è il timore della condanna che ferma il ladro, quando lo è per indole o anche per una serie di cause che possono trasformare una persona che non lo sarebbe naturalmente ( non è il caso di discutere qui della guerra del penultimo contro l’ultimo che la situazione odierna e gli interessi partitici di alcuni – o perché utili idioti - stanno fomentando per distrarci da ben altri soprusi che subiamo quotidianamente), però non si può neanche dare la sensazione che lo stato distolga lo sguardo (anche se non lo fa, in un momento di crisi e di disorientamento come questo, la cura deve aumentare non dare l’impressione di diminuire).
Invece.
A mio avviso c’è un’altra sensazione altrettanto pericolosa che mina la nostra fiducia. Ancor prima della decisione del giudice (il reato è tenue, non c’è reiterazione, io vittima vengo rimborsato del danno…) occorre che il ladro sia preso.
Occorre che la prima risposta da parte dello stato (sulla prevenzione si sprecano tante parole, ma non possiamo pensare a un poliziotto dietro ad ogni angolo… ci sono sicuramente mezzi e metodi, ma non illudiamoci più di tanto) sia una risposta pronta e che ci dia la sensazione che il nostro problema diventa un suo problema. Che venga colta con piena considerazione la gravità percepita del danno subito (furto, truffa, violenza). E questo possono farlo le Forze dell’Ordine.
Non è che forse allora, piuttosto che cercare di risolvere il problema giustizia agendo per diminuzione sarebbe invece il caso di agire per incremento, sia quantitativo sia qualitativo e soprattutto di “attenzione al cittadino”. E poiché chi si mette tanto in gioco per la nostra sicurezza sono anch’essi cittadini, con politiche di “attenzione ai cittadini della polizia , dei carabinieri e delle altre forze”. Se ne esce solo insieme.
NON E’ IL CASO CHE IL GOVERNO CI RIPENSI SULLA DEPENALIZZAZIONE DEI “REATI TENUI”?
Sono consapevole della mia ignoranza giuridica e del rischio che scriva senza fare una analisi razionale e sull’onda emotiva, però non posso evitare di percepire una certa contraddizione tra la volontà espressa dal Presidente del Consiglio di inasprire le pene sui reati legati alla corruzione http://youtu.be/7rFDC9T0Aps
e agli omicidi per incidenti stradali http://youtu.be/aRzCedYLAKk?list=UUp8W1bzofvzB8MfZSkYW2xw
e la approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri del giorno 1 dicembre, dello schema di decreto delegato con il fine di “sancire la non punibilità del fatto” per i cosiddetti reati di lieve entità.
Dal sito http://www.governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio
NON PUNIBILITÀ PER PARTICOLARE TENUITÀ DEL FATTO
Disposizioni in materia di non punibilità per particolare tenuità del fatto (decreto legislativo – esame preliminare)
Su proposta del Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, il Consiglio dei Ministri ha approvato uno schema di decreto delegato che recepisce le proposte elaborate dalla commissione ministeriale nominata con D.M. 27 maggio 2014 e presieduta dal prof. Francesco Palazzo con l’obiettivo di rivedere il sistema sanzionatorio e dare attuazione alla legge delega 67/2014 in materia di pene detentive non carcerarie e depenalizzazione.
L’istituto, costruito quale causa di non punibilità, consentirà una più rapida definizione, con decreto di archiviazione o con sentenza di assoluzione, dei procedimenti iniziati nei confronti di soggetti che abbiano commesso fatti di penale rilievo caratterizzati da una complessiva tenuità del fatto, evitando l’avvio di giudizi complessi e dispendiosi laddove la sanzione penale non risulti necessaria. Resta ferma la possibilità, per le persone offese, di ottenere serio ed adeguato ristoro nella competente sede civile. L’attuazione della delega consentirà ragionevolmente, nel breve periodo, di deflazionare il carico giudiziario restituendo alla giustizia la possibilità di affrontare con nuove energie indagini e processi complessi, la cui definizione possa essere ritardata o ostacolata dalla pendenza di processi relativi a fatti di particolare tenuità.
Sono pure consapevole che, anche se indiretti, i costi e i danni che sopportiamo per la diffusa corruzione, anche quando siamo parti coinvolte come ungitori e unti (perché se è così diffusa non è possibile che sia sempre “opera di altri” come appare dall’indignazione diffusa – ma qui ciascuno risponde di sé) e quindi pensiamo di averne beneficio diretto, sono molto maggiori del furto o della piccola truffa subita. Ne paghiamo le spese quando i nostri figli non trovano lavoro, hanno le porte sbarrate nel cercare una formazione di qualità, non siamo ben curati o ben assistiti in caso di necessità, subiamo trasporti carenti o danni per infrastrutture non funzionanti.
E’ vero.
Credo anche che togliere la punibilità non vuol dire che non si attivi il processo di resa giustizia per chi ha subito il reato (anche perché ci sono casistiche che rendono necessaria, a parità di reato, la sanzione penale, e comunque il risarcimento del danno è previsto) ragione per cui non accade che a fronte di una denuncia di un reato (lieve) subito ci si senta rispondere: ma è tenue, lasciamo perdere (almeno non dovrebbe essere così, ma il linguaggio è ancora oscuro e burocratico – nonostante le promesse).
Però. Però è una brutta sensazione quella di sentirsi poco importanti agli occhi dello Stato. Perché credo sia questa la sensazione, almeno la mia. Perché non credo che lo Stato possa avere una visione puramente funzionale del cittadino, non considerarlo più il fine della sua azione. Non è piacevole sentirsi considerato meritevole di scarsa attenzione perché il baraccone della giustizia non funziona, come se fossimo noi, con la nostra giusta rivendicazione di una punizione per colui che ha infranto il patto sociale e ha violentato la nostra tranquillità, a non farlo funzionare. Sia compito dello Stato far funzionare a tutto tondo la giustizia.
Cosa vuol dire tenue? E’ tenue farsi sottrarre con la violenza, l’inganno o la scaltrezza qualcosa che possediamo? Cosa ne sa lo Stato di che cosa significa per noi quanto ci è stato rubato? Se un ladro ci ruba la catenina d’oro che è il ricordo di nostra nonna, o il camper con cui trascorro momenti felici con la mia famiglia, o il quadro che mi ha regalato un caro amico per un anniversario, al di la del valore economico, cosa ne sa il giudice se il danno che ho subito è tenue?
E la paura, l’ansia, il timore con cui devo vivere quotidianamente, il tempo vita e la qualità della vita che mi sono rubati o deteriorati?
E’ forse una piccola vendetta quella che desideriamo verso chi è entrato non invitato nelle nostre vite per procurarci danno a suo beneficio (senza che questo beneficio discenda dall’onesto sudore della sua fronte?). Può darsi.
Si può dire che non è il timore della condanna che ferma il ladro, quando lo è per indole o anche per una serie di cause che possono trasformare una persona che non lo sarebbe naturalmente ( non è il caso di discutere qui della guerra del penultimo contro l’ultimo che la situazione odierna e gli interessi partitici di alcuni – o perché utili idioti - stanno fomentando per distrarci da ben altri soprusi che subiamo quotidianamente), però non si può neanche dare la sensazione che lo stato distolga lo sguardo (anche se non lo fa, in un momento di crisi e di disorientamento come questo, la cura deve aumentare non dare l’impressione di diminuire).
Invece.
A mio avviso c’è un’altra sensazione altrettanto pericolosa che mina la nostra fiducia. Ancor prima della decisione del giudice (il reato è tenue, non c’è reiterazione, io vittima vengo rimborsato del danno…) occorre che il ladro sia preso.
Occorre che la prima risposta da parte dello stato (sulla prevenzione si sprecano tante parole, ma non possiamo pensare a un poliziotto dietro ad ogni angolo… ci sono sicuramente mezzi e metodi, ma non illudiamoci più di tanto) sia una risposta pronta e che ci dia la sensazione che il nostro problema diventa un suo problema. Che venga colta con piena considerazione la gravità percepita del danno subito (furto, truffa, violenza). E questo possono farlo le Forze dell’Ordine.
Non è che forse allora, piuttosto che cercare di risolvere il problema giustizia agendo per diminuzione sarebbe invece il caso di agire per incremento, sia quantitativo sia qualitativo e soprattutto di “attenzione al cittadino”. E poiché chi si mette tanto in gioco per la nostra sicurezza sono anch’essi cittadini, con politiche di “attenzione ai cittadini della polizia , dei carabinieri e delle altre forze”. Se ne esce solo insieme.
domenica 7 dicembre 2014
TANTA FIDUCIA DAGLI ITALIANI SENZA L’ONERE DI SAPER FARE QUALCOSA, QUESTO PUO’ ESSERE UNO DEI MOTIVI.
TANTA FIDUCIA DAGLI ITALIANI SENZA L’ONERE DI SAPER FARE QUALCOSA, QUESTO PUO’ ESSERE UNO DEI MOTIVI.
Ci sono molti motivi per cui alcune persone, oggi, sulla scena politica, senza aver avuto necessità di dimostrare di essere in grado di fare qualcosa di concreto, riscuotono tanta fiducia.
Senza riferirsi direttamente a questi fenomeni, probabilmente transitori ma certamente dannosi, Pascale, con questa breve frase, individua uno di essi.
Leggo anche una seconda spiegazione in questa breve ma incisiva frase, una delle motivazioni per cui la Sinistra, che non si adegua alla moda corrente e non accetta che a fronte di problemi complessi ci siano soluzioni semplici, sia così poco considerata nella società italiana (per carità, ci sono anche molte altre motivazioni per cui la Sinistra deve dare colpa solo a se stessa)
Antonio Pascale in un articolo su ILSOLE24ORE LA DOMENICA.
"Spesso in questo complesso mondo moderno, stimolante, interconnesso e veloce, abbiamo poco tempo per approfondire alcuni temi seri. Vorremmo essere slow, capire, riflettere, ma in realtà siamo fast, cerchiamo cioè soluzioni sbrigative e senza tanti conflitti, e allora - e questo capita soprattutto nei momenti di crisi - preferiamo quelle narrazioni assolutorie (il male é altro da noi) oppure diamo credito a concetti molto evocativi ma che, dopo un'analisi di buon senso, risultano vuoti."
Ci sono molti motivi per cui alcune persone, oggi, sulla scena politica, senza aver avuto necessità di dimostrare di essere in grado di fare qualcosa di concreto, riscuotono tanta fiducia.
Senza riferirsi direttamente a questi fenomeni, probabilmente transitori ma certamente dannosi, Pascale, con questa breve frase, individua uno di essi.
Leggo anche una seconda spiegazione in questa breve ma incisiva frase, una delle motivazioni per cui la Sinistra, che non si adegua alla moda corrente e non accetta che a fronte di problemi complessi ci siano soluzioni semplici, sia così poco considerata nella società italiana (per carità, ci sono anche molte altre motivazioni per cui la Sinistra deve dare colpa solo a se stessa)
Antonio Pascale in un articolo su ILSOLE24ORE LA DOMENICA.
"Spesso in questo complesso mondo moderno, stimolante, interconnesso e veloce, abbiamo poco tempo per approfondire alcuni temi seri. Vorremmo essere slow, capire, riflettere, ma in realtà siamo fast, cerchiamo cioè soluzioni sbrigative e senza tanti conflitti, e allora - e questo capita soprattutto nei momenti di crisi - preferiamo quelle narrazioni assolutorie (il male é altro da noi) oppure diamo credito a concetti molto evocativi ma che, dopo un'analisi di buon senso, risultano vuoti."
sabato 6 dicembre 2014
LA TRUFFA AI DANNI DI UN ANZIANO E' UN REATO DI "LIEVE ENTITA'?"
LA TRUFFA AI DANNI DI UN ANZIANO E' UN REATO DI "LIEVE ENTITA'?"
c'è qualcosa che non capisco.
Secondo lo schema di decreto legislativo approvato nell'ultimo Consiglio dei Ministri, la truffa rientra nei "reati lievi" che possono essere compresi nella nuova archiviazione (fonte SOLE24ORE), a discrezione del giudice e purchè il truffatore non sia uno che abbia reiterato il reato (insomma non sia un pregiudicato e un truffatore seriale).
Probabilmente la truffa è, tecnicamente, un reato lieve. Ma umanamente?
La parte lesa ha diritto al risarcimento in sede civile. Ma chi e cosa potrà mai risarcire un vecchio truffato, chi lo risolleverà dall'umiliazione di sentirsi inadeguato di fronte al mondo, dalla paura di sentirsi indifeso e incapace di difendersi di fronte alle cattiverie di chi vuole approfittarsi della sua debolezza?
Le leggi forse, non ho cultura giuridica, devono avere un carattere di astrattezza, altrimenti cadiamo nelle "leggi ad personam" che hanno macchiato la storia recente. Però non riesco a convincermi che lo Stato ( i suoi ministri, i suoi parlamentari) possano ignorare l'invito che poco tempo fa una grande persona ha rivolto ai loro colleghi europei, di "prendersi cura della fragilità delle persone".
Forse in certi casi, per proteggere i più deboli, lo Stato non dovrebbe far paura ai delinquenti che compiono soprusi contro di loro, con il rigore della persecuzione e la durezza della punizione? E forse trovare altri metodi, che tocchino i diritti dei chi debole non è, per liberare i tribunali dai carichi processuali?
c'è qualcosa che non capisco.
Secondo lo schema di decreto legislativo approvato nell'ultimo Consiglio dei Ministri, la truffa rientra nei "reati lievi" che possono essere compresi nella nuova archiviazione (fonte SOLE24ORE), a discrezione del giudice e purchè il truffatore non sia uno che abbia reiterato il reato (insomma non sia un pregiudicato e un truffatore seriale).
Probabilmente la truffa è, tecnicamente, un reato lieve. Ma umanamente?
La parte lesa ha diritto al risarcimento in sede civile. Ma chi e cosa potrà mai risarcire un vecchio truffato, chi lo risolleverà dall'umiliazione di sentirsi inadeguato di fronte al mondo, dalla paura di sentirsi indifeso e incapace di difendersi di fronte alle cattiverie di chi vuole approfittarsi della sua debolezza?
Le leggi forse, non ho cultura giuridica, devono avere un carattere di astrattezza, altrimenti cadiamo nelle "leggi ad personam" che hanno macchiato la storia recente. Però non riesco a convincermi che lo Stato ( i suoi ministri, i suoi parlamentari) possano ignorare l'invito che poco tempo fa una grande persona ha rivolto ai loro colleghi europei, di "prendersi cura della fragilità delle persone".
Forse in certi casi, per proteggere i più deboli, lo Stato non dovrebbe far paura ai delinquenti che compiono soprusi contro di loro, con il rigore della persecuzione e la durezza della punizione? E forse trovare altri metodi, che tocchino i diritti dei chi debole non è, per liberare i tribunali dai carichi processuali?
giovedì 4 dicembre 2014
NELSON ROLIHLAHLA MANDELA - UN ANNO DALLA MORTE
Per me la figura più esemplare, l'uomo più importante e significativo del XX secolo (limitando l'ampiezza temporale)
5 dicembre 2013 - 5 dicembre 2014
lunedì 1 dicembre 2014
A PROPOSITO DI UN POSTO DI FEDERICA CHE SCRIVE: “IL MATRIMONIO OMOSESSUALE MINACCIA IL FUTURO DELL’UMANITA’ (BENEDETTO XI) AL QUALE REPLICA: PENSAVO CHE A MINACCIARE IL FUTURO DELL’UMANITà FOSSERO FAME, GUERRE E POVERTA’
A PROPOSITO DI UN POSTO DI FEDERICA CHE SCRIVE: “IL MATRIMONIO OMOSESSUALE MINACCIA IL FUTURO DELL’UMANITA’ (BENEDETTO XI) AL QUALE REPLICA: PENSAVO CHE A MINACCIARE IL FUTURO DELL’UMANITà FOSSERO FAME, GUERRE E POVERTA’
Un ragionamento stolto:
Pensavo, Federica, che a rigor di logica, estremizzando fino al paradosso la possibilità che tutte le persone viventi sulla terra fossero omosessuali, questa unione, naturalmente sterile, porterebbe veramente alla estinzione della vita umana.
Al contrario fame, guerre e povertà non minacciano realmente questo esito paventato da Benedetto XVI (che per il ruolo che ricopriva dubito parlasse a titolo personale).
Prendi per esempio gli stupri sistematici della guerra civile Jugoslava, piuttosto che quelli della guerra del 1971 (credo ) per l’indipendenza del Bangladesh, quanti bambini hanno fatto nascere (proprio ieri sera Antonella ha visto il film VENUTO AL MONDO tratto dal libro della Mazzantini)
I tassi di natalità più alta, per compensare le morti nei primi anni, sono propri delle aree più povere.
Quindi a rigore di logica, non sono minacce per il futuro della umanità, al limite sono condizioni necessarie affinché (abbozzo sulle percentuali) il 10% di questa umanità possieda il 40 o 50% delle ricchezze ( o di più).
Del resto, ragionando sempre per assurdo, anche se tutte le persone fossero prese da vocazione religiosa e diventassero tutti preti e suore (integerrimi, eh!) l’umanità sarebbe minacciata. Diciamo che la vocazione religiosa è una minaccia per il futuro dell’umanità tanto quanto il matrimonio omossessuale (facendo ovviamente finta di non sapere che si tratta di concedere dei diritti a una minoranza e non realisticamente di prevedere che tutti saranno omosessuali)
Però mi sento stimolato ad avventurarmi in un ragionamento che probabilmente sarà motivo di qualche bacchettata da pensatori ben più attrezzati di me.
Premesso che siamo padroni di noi stessi e della nostra vita senza dovere nulla a nessuno (fatto salvo rapporti affettivi e il dovere di provvedere ai figli una volta messi al mondo e ai genitori finchè non lasciano questo mondo) e che non esiste un’ “idea” di bambino che aspetta solo in modo deterministico che quello spermatozoo fecondi quell’ovulo, se anche tutti gli abitanti del mondo dovessero coniugarsi con persone dello stesso sesso, quindi senza procreare, e questo portasse per libera scelta all’estinzione della razza umana, questo fatto sarebbe una colpa verso qualcuno? Il genere umano ha un dovere di continuare ad esistere o potrebbe (ragiono per paradosso) decidere autonomamente di estinguersi per mancata procreazione? Avere un bambino non è un diritto, ma procreare, oltre che un mezzo per far continuare l'esistenza dell' essere umano sulla terra, è un dovere?
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