lunedì 13 giugno 2011

L'ACQUA. NON COMINCIAMO A DIMENTICARLA DA DOMANI

Spero che ora, dopo che abbiamo come italiani definito a larghissima maggioranza che la gestione del servizio idrico deve rimanere “pubblico”, nessuno di noi, comunque ci si sia espressi nel referendum, si dimentichi dell’acqua. Anzi, più che mai dopo la vittoria, i comitati “per l’acqua pubblica” non dovrebbero sciogliersi, ma divenire comitati permanenti di vigilanza affinchè gli acquedotti pubblici divengano esempi di gestione oculata delle risorse, mantenimento degli impianti in piena efficienza, trasparenza nella procedure di nomine e di assunzioni, risparmio che si scarica nel minor costo per il cittadino a fronte di una maggiore efficacia del sistema ed efficienza del servizio, riduzione progressiva fino al limite fisiologico dello spreco e della perdita di acqua pubblica. La bolletta, persa la remuneratività, dovrà essere sempre più trasparente, e noi cittadini dovremo essere felici, a fronte di un servizio pubblico efficiente, di pagare le tasse perché gli enti pubblici che governeranno la distribuzione delle risorse idriche siano in grado di tenere gli impianti costantemente ben manutenuti (perché il messaggio di questo voto è anche che il cittadino italiano è felice, come diceva il buon Padoa Schioppa di pagare le tasse e afferma, con il suo voto, di volerle pagare tutte, senza evadere un euro).
Compito dei Comitati per l’acqua pubblica dovrebbe essere quello di seguire con costanza e attenzione il lavoro del Comitato Nazionale di Vigilanza sulle risorse idriche e di diffondere (riportando, organizzando periodiche assemble che racocntino lo stato dell’arte, divulgando con parole semplici rapporti che posso immaginare complessi) la conoscenza dei progressi nel miglioramento del servizio e nella riduzione delle perdite.
ABBIAMO DETTO CHE L’ACQUA è UN BENE PUBBLICO E CHE E’ LO STATO, CIOè NOI, A ORGANIZZARE LA DISTRIBUZIONE TRA LA CITTADINANZA, SENZA CHE QUALCUNO POSSA SPECULARCI.
L’ACQUA, NON COMINCIAMO A DIMENTICARLA DA DOMANI

domenica 12 giugno 2011

 
 
 
 
 
 
 
 
La mia idea è che occorra cercare di evitare che i visitatori di Trezzo ( soprattutto Castello, Centrale, Adda) intasino le vie del centro con difficoltà per loro nel muoversi e trovare parcheggio e un fastidio, per gli abitanti o per i pedoni. Probabilmente rimarrà sempre necessario un intervento preventivo/repressivo delle forze dell'ordine, ma si può pensare a un palliativo (non una soluzione definitiva che dubito esista) lavorando sulla informazione di indirizzo, indicando per esempio dove sono i parcheggi e quanti posti hanno e informando i turisti di quanto lontano sono dal punto di interesse (dando l'idea di quanto VICINO sono) segnalando i minuti a piedi necessari per raggiungere un posto e posizionando mappe chiare per dare l'idea della posizione e del percorso da fare
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sabato 11 giugno 2011

CREDONO DI " MARCHIARE" IL TERRITORIO MA IL TERRITORIO SFUGGE DA SOTTO LE LORO POLTRONE




"La legalità", che bella parola, "le regole" poi..sopraffina, il rispetto... beh, è un'altra cosa, non per gli illuminati, quelli "avanti"...

card. SCOLA: PESANTE IPOTECA MORALISTICA

da LA QUESTIONE MORALE di ROBERTA DE MONTICELLI
" e sono in conclusione due parole divenute insulti, tendenzialmente del resto accoppiati, che esprimono da sinistra a destra (si fa per dire) il rifiuto di onorare la solitudine della coscienza personale e la responsabilità ultima che ciascuno porta di se stesso. Un rifiuto del peso della libertà, insomma, che dovrebbe invece essere il mistero più profondo di ogni individuo umano e del suo destino sub specie aeterni, cielo o inferno che scelga a se stesso...
...
(Citazione della lectio magistralis "desiderare Dio. Chiesa e postmodernità" tenuta il 27 agosto 20120, al meeting di Comunione e Liberazione di Rimini, dal Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia (ndr. futuro arcivescono di Milano?) - DIVENTA ALLORA NECESSARIO LIBERARE LA CATEGORIA DELLA TESTIMONIANZA DALLA PESANTE IPOTECA MORALISTA CHE LA OPPRIME, RIDUCENDOLA, PER LO PIù, ALA COERENZA DI UN SOGGETTO ULTIMAMENTE AUTOREFERENZIALE - La voce attaccata, e accusata di moralismo e autoreferenzialità, è quella del settimanale cattolico Famiglia Cristiana, diretto da don Antonio Sciortino, che aveva denunciato come ormai intollerabile il tasso di illegalità e amoralità che inquinava la gestione del potere politico)... Il Cardinale è passato a tessere pubblicamente l'elogio di un oscuro personaggio, oscuro in tuttii sensi: "Sono pochi i giornalisti bravi come lui"... l'"agente Betulla", (Renato Farina), radiato dall'Ordine dei giornalisti per tradimento della funzione giornalistica, dopo che l'aveva per anni - investe di vicedirettore di un quotidiano e in cambio di lauti vantaggi personali, prostituita al servizio di operazioni inconfessabili di polizia politica
(ndr. Farina diviene "Onorevole" nel 2008 nelle liste di un partito che lascio alla immaginazione di ciascuno)

martedì 7 giugno 2011

IN RICORDO DI PADOA SCHIOPPA

ROBERTA DE MONTICELLI- LA QUESTIONE MORALE

<... nell'odierno interesse "particulare" abbiamo letto una diffusa volontà di partecipazione al privilegio, al favoritismo, e una diffusa disponibilità all'impiego di pubbliche risorse in funzione di interessi privati. "Prendere al popolo per dare a se stessi" non è solo lo slogan del nuovo Robin Hood, è il motto del medio evasore fiscale. E un governo che si attribuisce il merito di "non aver messo le mani nelle tasche degli italiani" esprime con queste nobili parole, cariche di civismo, addirittura l'idea che uno Stato, in quanto procura le risorse necessarie a tutti i pubblici servizi, è ladro >

lunedì 6 giugno 2011

LE PREOCCUPAZIONI E LE PROSPETTIVE

Leopardi, “discorso sopra lo stato presente dei costumi degl’Italiani”, citato da Roberta de Monticelli in “la Questione Morale” e Matteo (Vangelo) 6. 25-34

Roberta del Monticelli: la Questione Morale
Quel senso di soffocante mancanza di prospettive, quel consumo delal vita giorno per giorno e senza “sostanze di cose sperate”, che già avevamo notato approvati dal Guicciardini, li ritorviamo ben descritti da Leopardi
< Or la vita degl’italiani è appunto tale, senza prospettiva di miglior sorte futura, senza occupazioni, senza scopo, e ristretta al solo presente>
Le preoccupazioni (Vangelo. Matteo 6, 24-24)
25 «Perciò vi dico: non siate in ansia per la vostra vita, di che cosa mangerete o di che cosa berrete; né per il vostro corpo, di che vi vestirete. Non è la vita più del nutrimento, e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre. Non valete voi molto più di loro? 27 E chi di voi può con la sua preoccupazione aggiungere un'ora sola alla durata della sua vita? 28 E perché siete così ansiosi per il vestire? Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; 29 eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. 30 Ora se Dio veste in questa maniera l'erba dei campi che oggi è, e domani è gettata nel forno, non farà molto di più per voi, o gente di poca fede? 31 Non siate dunque in ansia, dicendo: "Che mangeremo? Che berremo? Di che ci vestiremo?" 32 Perché sono i pagani che ricercano tutte queste cose; ma il Padre vostro celeste sa che avete bisogno di tutte queste cose. 33 Cercate prima il regno e la giustizia di Dio, e tutte queste cose vi saranno date in più. 34 Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno.

DRAGHI: LA CONCORRENZA- CONSIDERAZIONI FINALI

La concorrenza, radicata in molta parte dell'industria, stenta a propagarsi al settore dei servizi, specialmente quelli di pubblica utilità. Non si auspicano privatizzazioni senza controllo, ma un sistema di concorrenza regolata, in cui il cliente, il cittadino sia più protetto. La sfida della crescita non può essere affrontata solo dalle imprese e dai lavoratori direttamente esposti alla competizione internazionale, mentre rendite e vantaggi monopolistici in altri settori deprimono l'occupazione e minano la competitività complessiva del Paese.